BRESCIA. Durante i lavori di scavo per la rete fognaria spuntano antichi resti di epoca romana.

Nella mattinata del 12 gennaio 2021, nel corso dei lavori di A2a ciclo idrico sotto la sede stradale, sono stati ritrovati importantissimi resti dell’epoca di Brixia, la città romana di Brescia. Si tratta di una sorta di “segnaletica stradale ante litteram”, composta da due cippi miliari di 1,60 e 1,80 m circa e una colonna di 2,50 m, su cui si leggono lunghe iscrizioni con titolatura imperiale e un’ara, integra, con iscrizione onoraria. È la più importante scoperta archeologica fatta a Brescia negli ultimi anni, che permetterà di comprendere nuovi dettagli e confermare le tesi degli studiosi in merito alla conformazione urbanistica della città romana.
I reperti sono attualmente oggetto delle verifiche della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia guidata dalla funzionaria archeologa Serena Solano, che ci ha spiegato quanto accaduto finora in questa intervista.
Il-secondo-cippo-miliare-ritrovato-in-via-Milano-a-Brescia-696x392Come inizia la storia di questa scoperta?
Da questa estate sono in corso lungo via Milano i lavori di sostituzione della fognatura e dei sottoservizi. La strada è inserita nella Carta Archeologica di Brescia come via a rischio archeologico: nell’area erano già emersi ritrovamenti in passato, soprattutto iscrizioni a carattere funerario, evidenza che aveva fatto pensare che quella fosse una via importante in età romana. Infatti le vie di entrata e uscita dalla città, solitamente, erano infatti fiancheggiate da necropoli. Ravvisando questa eventualità, la Soprintendenza ha prescritto un controllo archeologico in corso d’opera ai lavori, effettuati da A2a a ciclo idrico.
Chi ha ritrovato quindi i reperti?
L’archeologo che sta effettuando il controllo, ovvero Francesco Tiboni assieme alla ditta ASPS Servizi Archeologici. La mattina del 12 gennaio Tiboni mi ha chiamato per comunicarmi il ritrovamento di un manufatto di età romana chiaramente riconoscibile. Si trattava del primo cippo miliario, ovvero una sorta di segnacolo che si trovava lungo le strade e che in epoca tardo romana, soprattutto tra il III e IV secolo d.C., era caratterizzato da lunghe iscrizioni con titolature imperiali. Un elemento importantissimo che ci consente di stabilire una datazione.
Quali sono gli altri manufatti rinvenuti?
Ci sono un altro cippo miliario, una colonna di 2,5 m, anche questa con iscrizione (quindi si tratta di fatto di un altro miliario, seppure a forma di colonna) e poi un’ara romana, anche questa con iscrizione.
In cosa consiste la straordinarietà di questa scoperta?
Si tratta in tutto quattro reperti (probabilmente in pietra di Botticino, sono in corso le verifiche) rinvenuti in una zona ristretta, tutti con iscrizioni. Erano anni che non emergevano iscrizioni a Brescia; trovane ben quattro tutte insieme e tutte a carattere monumentale, come è accaduto in questo caso, rappresenta una grande emozione. Inoltre, finora non erano mai stati scoperti cippi miliari così vicini alla città. Erano stati ritrovati in passato a Erbusco, Sirmione, Rodengo-Saiano, Palazzolo… ce ne sono diversi sul territorio, come a marcare il passaggio di queste strade romane; e alcuni di questi sono esposti al museo di Santa Giulia.
Come incide il ritrovamento di questi reperti dal punto di vista scientifico? Cosa avete capito finora?
Quello che è sicuro è che i reperti non vengono da troppo lontano, poiché due miliari recano chiaramente il numerale II che corrisponde a 2 miglia, ovvero la distanza tra il foro, cuore pulsante della città, e il punto del ritrovamento. I cippi miliari servivano anticamente per fornire indicazioni sulle strade più importanti, la scoperta rappresenta quindi la conferma che l’attuale via Milano sorge su quella che era una via principale. E non è escluso che in quel punto ci fosse la volontà di segnalare o monumentalizzare in qualche modo la presenza di un crocevia, uno snodo viario importante.
C’è anche qualcosa di irrisolto?
È abbastanza curioso e resta ancora da capire perché queste quattro iscrizioni fossero concentrate in quel punto, se sono sempre state là o vi sono state portate successivamente. Un’ipotesi, è che fossero state messe in quel luogo in attesa di venire distrutte per ricavarne poi materiale da calce. È una cosa che succedeva frequentemente in epoca medievale e post medievale, dove strutture e manufatti venivano smembrati per ottenere materiale da costruzione. Come Soprintendenza abbiamo chiesto di ampliare gli scavi e, compatibilmente con le esigenze di cantiere, cercheremo di fare delle verifiche per risolvere questo problema.
Quale sarà la destinazione di questi reperti?
Sulla loro collocazione dobbiamo ancora fare una riflessione. Come Soprintendenza valuteremo assieme al Comune il da farsi. Le possibilità sono due: venire esposte al Complesso di Santa Giulia, centro archeologico della città, oppure è possibile che questi materiali tornino in Via Milano, se si riuscisse a trovare in prospettiva uno spazio adeguato in termini di sicurezza e visibilità.

Autore: Giulia Ronchi

Fonte: www.artribune.com, 16 gen 2021

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