CESIOMAGGIORE (Bl). Il miliare sulla via Claudia Augusta.

Il cippo è un monolite in calcare, inciso da esperto lapicida, con impeccabile impaginazione ed eleganti lettere latine. Di forma cilindrica, leggeremente rastrermato verso l'alto, misura 55 cm di diametro per un'altezza di 114 cm. In origine doveva avere un'altezza maggiore, poiché, oltre all'iscrizione, una parte cospicua della colonna affondava nel terreno.
(LA) «Ti[berius] Claudius Drusi f[ilius] Caesar Augustus Germa nicus pontifex maxu mus tribunicia potesta te VI co[n]s[ul] IV imp[erator] XI p[ater] p[atrie] censor viam Claudiam Augustam quam Drusus pater Alpibus bello pate factis derex[e]rat munit ab Altino usque ad flumen Danuvium m[ilia] p[assuum] CCCL>>
(IT)
«Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico, figlio di Druso, pontefice massimo, insignito della tribunicia potestas per la sesta volta, console per la quarta, imperatore per l'undicesima, padre della patria, censore, la via Claudia Augusta, che il padre Druso, aperte le Alpi con la guerra, aveva tracciato, munì da Altino fino al fiume Danubio per miglia CCCL.»
Il testo riporta con precisione l'identità della strada:
- il nome: Via Claudia Augusta, al singolare e senza altre denominazioni, aggiunte in epoca moderna;
- l'ideatore: Druso Maggiore Germanico, figliastro e generale di Augusto;
- perché fu costruita: per aprire le Alpi con la guerra, quindi in origine fu strada militare;
- l'anno in cui fu iniziata: tra il 16 e il 15 a. C., l'epoca della guerra retica;
- chi la terminò: Claudio, figlio di Druso, quarto imperatore romano e terzo della Gens Giulio-Claudia;
- l'anno in cui fu ultimata: il 47 d.C. che corrisponde all'assunzione del consolato per la quarta volta;
- il punto di partenza: Altinum, importante città e attivo porto sull'alto Adriatico;
- il punto di arrivo: il fiume Danubio che rappresentava anche il limite dell'impero verso il centro Europa;
- la sua lunghezza: trecentocinquanta milia passuum, che corrispondono a poco più di 520 km.
La colonna di Cesiomaggiore fu scoperta nel giugno del 1786, quando si pose mano al rifacimento dell'antichissima pieve. Reggeva un altare dedicato a Sant'Antonio (da Padova, Abate ?) con l'epigrafe rivolta verso il muro. Un riutilizzo abbastanza comune nei primi secoli, quando, oltre alla mancanza di materiale da costruzione, si volle porre al servizio del cristianesimo le "reliquie" dell'antichità pagana. Così si tramutarono in basiliche cristiane edifici civili e religiosi pagani e molti elementi architettonici romani furono impiegati nelle nuove costruzioni di culto. E' possibile che la colonna fosse già utilizzata come supporto per la mensa dell'unico altare nella prima chiesa edificata intorno al V/VI secolo dalla piccola comunità di Cesio; quindi molto prima del 1184, data in cui papa Lucio III riconobbe a Cesio l'esistenza di una fiorente pieve con giurisdizione su di un vasto territorio. E solo l'antichissimo ricovero in un luogo protetto ha permesso che il reperto giungesse a noi pressoché intatto.
Subito dopo il rinvenimento, la colonna fu acquistata dal conte Francesco Tauro e da questi portata nella collezione di lapidi antiche che andava raccogliendo nella villa di famiglia alle Centenere, dove è rimasta e tutt'ora si conserva.
La colonna riconduce a Cesiomaggiore il punto imprescindibile di riferimento di tutta la cospicua letteratura scientifica sulla Via Claudia. Essa è raffigurata nello stemma comunale e una copia moderna del reperto è stata collocata nei pressi dell'ingresso del municipio.

Progetto Federarcheo - Realizzato da Mediares S.c. - www.mediares.to.it