Le strade antiche

STORIA DELLE STRADE CONSOLARI DI ROMA
Cap. 1 - Appio il cieco.
Cap. 2 - Il Lazio-Campania: un unico territorio.
Cap. 3 - "Cartagine deve essere distrutta".
Cap. 4 - Africa: "quella terra selvaggia di elefanti".
Cap. 5 - La strada delle spezie.
Cap. 6 - Le strade si allungano.
Cap. 7 - Le arterie dell'Impero.
Cap. 8 - Il ponte, fratello minore della strada.
Cap. 9 - Pietre miliari e posti di ristoro.
Cap. 10 - "Dovete contare soltanto su voi stessi".

Strada Consolare, poi Strada Regia delle Calabrie
In epoca romana esisteva un percorso viario che univa le città e i villaggi che si affacciavano sul mare della costa vesuviana e certamente esisteva una fitta rete di strade secondarie che in modo capillare consentiva di raggiungere tutti gli abitati perivesuviani. Non sono noti documenti relativi a quest'opera.
Il primo documento che descrive questa Strada Consolare è la Tabula Peutingeriana (opera del XII-XIII sec.), tratta da un'antica carta romana che descriveva le vie militari.
I due più importanti insediamenti erano Ercolano ed Oplonti. Dopo aver toccato Pompei e Stabia, proseguiva per l'attuale Costa Sorrentina per raggiungere il Capo Minerva.
La Strada Consolare risultò seppellita a seguito del terremoto del 79 d.C. e probabilmente si trova ancora intatta al di sotto delle mantellature laviche, sotto l'attuale strada Nazionale ricostruita al di sopra della Strada Regia e le pietre miliari sparirono seppellite dai prodotti eruttivi.
La sua ricostruzione avvenne successivamente ad un livello più alto.
Il nome di Strada Regia delle Calabrie risale probabilmente al XVI sec. quando Napoli passò sotto il dominio della Spagna e divenne capitale del Regno delle due Sicilie e quindi diede un forte impulso demografico all'area, gradita ai maggiorenti del periodo.
Vedi Aniello LANGELLA. La strada Regia delle Calabrie e il quinto miglio, in http:///www.vesuvioweb.com

Strada Militare: diverticolo da Nocera a Ancona
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Il diverticolo “Nuceriae - Anconam” citato negli Itinerari Antonini 312, 1, in “Ab urbe per Picenum Anconam et inde Brundisium”, fu riattato intorno al I secolo d.C. ed attraversava secondo il Cuntz le seguenti località: Otricoli XLIII - Narnie XII - Ad Martis vicum XVIII - Mevaniae XVI - Nuceria XVIII - Dubios VIII - Prolaquae VII - Septempeda XVI - Trea IX - Auximum XVIII - Anconam XII - Numana VIII.
Fu una via non solo di grande traffico, ma d’importanza interregionale compresa nella rete ufficiale delle strade dell'impero come lo dimostrano le numerazioni dei suoi miliari dal miglio aureo del Foro Romano e la presenza del nominativo dell'imperatore Vespasiano. Fu di collegamento tra Roma e il porto di Ancona, utilizzata per il trasporto di legioni verso i Balcani. Si distaccava dalla consolare Flaminia dopo 2 chilometri superata Nocera in località Capodarco e attraversava Vallefeggio, il passo di Saramonte (m 855 ), la valle di Santa Croce, la mutatio di Dubios (vicino Casuluna - miliario CXV di Vespasiano) e la valle del Frate.
Bibliografia: Itineraria Antonini, 310, 5-7; 311, 5; 312, 1-6. 0. CUNTZ, Itineraria romana I. Itineraria Antonini Augusti et Burdigalense, Leipzig 1929.
G. SIGISMONDI,”Epigrafi romane trovate recentemente a Nocera Umbra”, in Epigraphica XIV, 1952, pp. 114-136, 123-124;
Federico Uncini, Antiche Vie tra Umbria e Marche, Ed.Quattroemme,1995;
Archeologia delle valli marchigiane Misa, Nevola e Cesano, Electa Editori Umbri, 1991.
Autore: Federico Uncini - federico.uncini@gmail.com

Via Annia
Realizzata probabilmente nel 153 a.C. ad opera del console T. Annio Lusco, quasi certamente lo stesso che aveva già fatto parte in precedenza del collegio triumvirale incaricato del supplementum di Aquileia nel 169 a.C., la via collegava Altino ad Aquileia attraversando la bassa pianura e dunque necessariamente affrontando i numerosi problemi connessi alla dominante presenza delle acque.
Viabilità e comunicazioni tra Italia settentrionale ed area alpina nell'antichità: tendenze e prospettive della ricerca, Stefano Magnani, in "Quaderni Friulani di Archeologia XVII/2007, pp. 23-43

Via Appia
La Via Appia, un miglio pieno di storia, di Daniele Manacorda

Via Aurelia

Via Cassia
Via Cassia a nord-ovest di Firenze.
Tutta la piana a nord-ovest di Firenze era in quel tempo attraversata dalla via Cassia che collegava Florentia con Pistoia, Lucca e il porto di Luni.
La presenza di questo percorso è testimoniata dai nomi dei luoghi. Terzolle, Quarto, Quinto, Sesto e Settimello non indicano altro che la distanza in miglia da Firenze.
La Tabula Peutingeriana pone in corrispondenza del nono miglio la mansio denominata Ad Solaria. Durante i lavori per la realizzazione di una rotonda nella zona detta “il Rosi”, sono venuti alla luce i resti di un grande complesso dotato di magazzini, cortile interno e un pozzo, databile al I-II secolo d.C. e identificato dagli studiosi proprio con la sopracitata mansio Ad Solaria. Non è un caso che questa stazione di posta si trovasse in corrispondenza dell'incrocio tra la Cassia e una delle direttrici che andavano verso Nord (è il percorso dell'attuale SP8) e valicato il Passo delle Croci, raggiungevano il Mugello ricollegandosi alla via Flaminia Militare.
Di notevole interesse è stato inoltre il ritrovamento nel 2003 dei resti di una villa-fattoria di età augustea poco oltre la località detta “La Chiusa”, tra la collina di Montedomini e il torrente Marina. Dagli scavi, condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, si è potuto evidenziare che l'edificio fu occupato per tutta l'età imperiale e abbandonato nel periodo tardo antico a seguito di un incendio.

Via Claudia Augusta
percorso_della_via_claudia_augustaE'una strada romana la cui realizzazione risale alla prima metà del I secolo d.C.
Tradizionalmente si ritiene sia stata costruita per mettere in contatto il mondo romano con quello germanico, partendo dalla Pianura Padana e raggiungendo, attraverso le Alpi, il Danubio in Baviera.
La costruzione della via Claudia Augusta è stata avviata nel 15 a.C. da Druso, generale di Augusto, durante alcune campagne militari che portarono alla conquista dei territori della Rezia e della Vindelicia (oggigiorno il Tirolo occidentale e la Germania meridionale). È stata ampliata e quindi ultimata nel 47 d.C. da suo figlio, l'imperatore Claudio, dal quale ha preso poi il nome.
Dalle iscrizioni presenti sui miliari - le uniche fonti materiali ad oggi reperite e studiate -, in particolare quelli di Cesiomaggiore e Rablà, è emersa l'esistenza di due tracciati, l'uno con partenza da Ostiglia (Hostilia), ramo Padano, e l'altro da Altino (Altinum), ramo Altinate, convergenti a Tridentum, antico nome della città di Trento. La scelta di queste città è probabilmente dovuta alla loro importanza economica, in quanto floridi centri di scambi commerciali.
Tenendo conto dell'imponenza e dell'importanza che tale via di comunicazione doveva avere in epoca antica, si può dire che il numero dei reperti ad oggi ritrovati è piuttosto ridotto. Tale incongruenza costituisce un problema per gli studiosi. Le fonti archeologiche più significative per qualità e quantità sono i miliari. Tra di essi spiccano per importanza i cippi di Rablà e Cesiomaggiore, scoperti rispettivamente nel 1552 e nel 1786: essi testimoniano l'esistenza della strada, in quanto ne riportano il nome (vedi schede).
A Egna (Endidae) scavi archeologici hanno portato alla luce una stazione di sosta ben conservata, che fa presupporre che il percorso si sviluppasse lungo quella direttrice.
Inoltre lungo l'ipotetico itinerario sono stati rinvenuti i resti di ponti e tratti di strada romana datati all'epoca di Druso.
Non esiste ancora alcuna ipotesi definitiva riguardo al tracciato originario della via Claudia Augusta, vista la relativa scarsità di reperti e la mancanza di fonti antiche. Il percorso della porzione di strada che congiunge Trento con Burghöfe-Mertingen (Submuntorium) è individuato in modo sufficientemente preciso, salvo qualche dubbio nel territorio delle Alpi Bavaresi; è condiviso che il superamento del confine avvenisse in corrispondenza del Passo di Resia. Per quanto riguarda la Padana, sappiamo, anche grazie alla testimonianza della Tabula Peutingeriana, che essa collegava Ostiglia, Verona e Trento, dove si congiungeva all'Altinate. Più discusso è il percorso di quest'ultima, che da Altino raggiungeva Trento passando per Feltre e, forse, Belluno.
La prima ipotesi ad essere stata formulata è quella del conte Aurelio Guarnieri Ottoni, secondo il quale la strada da Altino toccava Oderzo, Serravalle e Belluno, per poi piegare verso l'attuale Cesiomaggiore e infine Feltre.
Theodor Mommsen (1863), e più tardi Konrad Miller[1] (1916) e Guido Rosada (1999), fanno passare la strada per Treviso dopo aver risalito la riva destra del Sile. L'arteria entrava in città tramite quella che ancor oggi è detta Porta Altinia e usciva per l'attuale Porta Santi Quaranta, coincidendo poi con la strada regionale Feltrina; incrociava la via Postumia presso Postioma, passava per Montebelluna e Cavaso del Tomba e raggiungeva infine Feltre. Questa ricostruzione è condivisa anche da Walther Cartellieri[3] (1926), che tuttavia ritiene che sino a Nerbon di San Biagio di Callalta la strada si trovasse alla sinistra del Sile.
Secondo un'altra ipotesi da Altino la strada raggiungeva il Sile e lo attraversava presso l'attuale Quarto d'Altino (dove sono ancora individuabili i resti di un ponte). Procedeva poi quasi rettilinea sino al Piave (coincidendo con la via che nel medioevo era detta Lagozzo o Agozzo) e lo attraversava tra le attuali Ponte della Priula e Nervesa della Battaglia, servendosi probabilmente di un guado. Per il percorso oltre Falzè di Piave, vi sono diversi possibili itinerari:
- per Vittorio Galliazzo la via continuava sino a Vidor e oltrepassava nuovamente il Piave, mantenendosi sull'argine destro sino a Quero; da Feltre toccava poi Belluno, attraversava il Cadore, la Val Pusteria e raggiungeva il Brennero;
per Luciano Bosio (1970 e 1991), la strada non attraversava il Piave e proseguiva per Moriago e Valdobbiadene e poi a Cesiomaggiore;
- secondo Alberto Alpago Novello la strada doveva raggiungere Follina e da qui valicava le prealpi Bellunesi tramite il passo di Praderadego; nell'altro versante, era sorvegliata da una fortificazione embrione del Castello di Zumelle;
- Plinio Fraccaro ritiene che la strada valicasse le Prealpi tramite il passo San Boldo.
Si potrebbe pensare che le ultime due ipotesi siano piuttosto fragili, in quanto, per superare le montagne, la Claudia Augusta si sarebbe dovuta fare stretta e ripida, quindi assai scomoda per i traffici, specialmente per i carri. Bisogna però considerare che la viabilità antica era diversa da quella attuale: i fondovalle potevano rivelarsi alquanto pericolosi, a causa di zone paludose e dell'assenza della protezione naturale costituita dalle montagne.
Il topografo cadorino Alessio De Bon, incaricato nel 1935 dall'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti di svolgere una ricerca per la comprensione del problema del percorso della via Claudia Augusta, fa coincidere la sua teoria con la precedente fino a Feltre, ma da lì fa proseguire la strada sino a Belluno, attraversando il Cadore, la Val Pusteria e raggiungendo così il passo del Brennero. A sostenere l'ipotesi del tracciato, in mancanza di iscrizioni, sono anche i ritrovamenti archeologici, su tutti il santuario romano del Monte Calvario, presso Auronzo di Cadore, ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. Tale sito (che è ancora in fase di scavo) di tipologia militare centroitalica, a gradoni, fu frequentato per svariati secoli dalle legioni. Costruzioni simili per imponenza ed importanza vi sono solo vicino a Roma: ciò fa ritenere che l'arteria stradale lungo la quale fu costruito fosse particolarmente importante.
350 miglia dal Po al Danubio. La strada statale romana Via Claudia Augusta, Wolfgang CZYSZ, in "Quaderni Friulani di Archeologia XVII/2007, pp. 23-43
Fonti: http://www.viaclaudia.org/it/via-claudia-augusta.html  - https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Claudia_Augusta

Via Clodia

Via Emilia - Altinate
La più antica notizia di una strada verso Aquileia (convenzionalmente detta Emilia-Altinate) ci è data da Strabone, che attesta la realizzazione ad opera di Marco (Emilio) Lepido, nell'anno 187 a.C., sei anni prima della fondazione di Aquileia, di un prolungamento della via Aemilia da Bononia ad Aquileia "alla base delle Alpi, aggirando le paludi".
Se si vuol dare credito a Strabone, anche alla luce della sempre più probabile presenza di un emporio paleoveneto nel sito della futura colonia, sarebbe davvero interessante supporre un preciso interesse romano al controllo della costa alto adriatica e dei rami terminali della "via dell'ambra" e, soprattutto, della via del ferro dal Noricum, a comune difesa degli interessi commerciali dei Veneti e dei Romani.
Luciano Bosio sulla base di una complessiva rilettura del passo straboniano e del passo di Livio, in cui è documentato l'invio nel 174 a.C. del console M. Aemilius a sedare una controversia sorta tra Patavini, posticipa di 12 anni la costruzione collocandola al 175 a.C. e attribuendola a L. Aemilius Lepidus, il costruttore della più nota via Aemilia, a conclusione di un progetto mirante alla rotabilità della pianura padana nel suo settore centrale e orientale.
(Fabio Prenc, Catasti romani e viabilità della bassa friulana, in Cultura in Friuli II, Società Filologica Friulana, Udine 2015)

Via Julia Augusta

Via Latina
Il Parco Archeologico della via Latina a Roma

Via Popilia o via Annia
Venne costruita intorno al 132 a.C. e metteva in comunicazione l'entroterra vesuviano, partendo da Capua (dipartendosi dall'Appia), fino all'attuale Reggio Calabria (Civitas fopederata Regium).
La strada è la vera arteria viaria interna al territorio vesuviano e si poneva in alternativa a quella costiera; transitvaca per Suessula, nei pressi dell'attuale Acerra. Da Capua a Benevento passava per Calatie, Ad Novas e Caudio (la principale città dei Sanniti Caudini).
Vedi: Aniello Langella, La-terra-vesuviana-e-la-Tabula-Peutingeriana

Via Postumia
Realizzata a partire dal 148 a.C. ad opera del console Spurio Postumio Albino e tracciata da Genova ad Aquileia, la via Postumia svolse inevitabilmente un ruolo decisivo nella fase di assoggetmento della Gallia Cisalpina, che attraversava da un estremo all’altro, e nel processo di romanizzazione della regione.
Essa collegava i principali centri liguri (Genova, Tortona) alle antiche colonie di Piacenza e Cremona, e ai principali centri venetici (Verona, Vicenza, Oderzo), per giungere infine alla remota colonia di Aquileia.
Viabilità e comunicazioni tra Italia settentrionale ed area alpina nell'antichità: tendenze e prospettive della ricerca, Stefano Magnani, in "Quaderni Friulani di Archeologia XVII/2007, pp. 23-43

Via Salaria

Via Traiana
La Via_Traiana, di Ilaria Oriente

 

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