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	<title>FederArcheo &#187; Le Strade Antiche</title>
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		<title>La via Aquileia-Iulia Emona</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jul 2019 16:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[feliciano]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Trattasi del percorso della strada che conduceva da Aquileia a Iulia Emona. L’importante direttrice è ricordata nelle principali fonti itinerarie scritte (Itinerarium Antonini, Itinerarium Burdigalense) e dipinte (Tabula Peutingeriana), che concordano sostanzialmente sulla sua lunghezza complessiva, pari a 76 o 77 miglia. Dibattuta è invece la questione, su cui non ci soffermeremo in questa sede, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Trattasi del percorso della strada che conduceva da Aquileia a <em>Iulia Emona.</em><br />
L’importante direttrice è ricordata nelle principali fonti itinerarie scritte (<em>Itinerarium Antonini, Itinerarium Burdigalense</em>) e dipinte (<em>Tabula Peutingeriana</em>), che concordano sostanzialmente sulla sua lunghezza complessiva, pari a 76 o 77 miglia.<br />
Dibattuta è invece la questione, su cui non ci soffermeremo in questa sede, della denominazione antica della strada, da alcuni studiosi identificata con la via Gemina ricordata da due note epigrafi aquileiesi che ne attestano il ripristino, <em>a porta usque ad pontem</em>, da parte di Massimino il Trace...</p>
<p><em>Leggi tutto nell'allegato</em>: <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/Cristiano-Tiussi-Un_ritrovamento_di_miliari_nel_greto_del-...1.pdf">Cristiano Tiussi, Un_ritrovamento_di_miliari_nel_greto_del ...</a> in <em>Aquileia Nostra</em>, anno LXXXI - 2010</p>
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		<title>La Via Claudia Augusta Altinate poi Strada Regia d&#039;Alemagna.</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 15:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[feliciano]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[...E' impossibile poter tracciare con sicurezza una viabilità pre e protostorica nel Veneto settentrionale; poiché comunque il Bellunese fu colonizzato da sud, cioè dalla Trevisana, è logico pensare che vi fossero percorsi che attraversavano le Prealpi trevigiano-bellunesi, profittando della valle del Piave e di tutti i valichi minori che travalicano i monti, il più accessibile [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>...E' impossibile poter tracciare con sicurezza una viabilità pre e protostorica nel Veneto settentrionale; poiché comunque il Bellunese fu colonizzato da sud, cioè dalla Trevisana, è logico pensare che vi fossero percorsi che attraversavano le Prealpi trevigiano-bellunesi, profittando della valle del Piave e di tutti i valichi minori che travalicano i monti, il più accessibile dei quali è il Fadalto, di gran lunga quello a quota più bassa.</p>
<p style="text-align: justify;">Di qui passarono i cacciatori neandertaliani e i successivi cacciatori eneolitici e gli uomini dell'età del bronzo e per finire i paleoveneti che in questa zona lasciarono importanti reperti a Montebelluna, Mel, attorno a Vittorio Veneto e a Cadola e poi nel centro Cadore e su fino ad Auronzo e a monte Pore presso Colle S. Lucia.<br />
L'area di espansione paleoveneta- demografica e commerciale - comprende quindi nel Veneto nordorientale la valle del Piave, inoltre l'adiacente Friuli che non ha restituito evidenti reperti paleoveneti i quali però risultano presenti a Gurina in Carinzia e nella zona dell'Idria in Slovenia, per cui per forza di cose strade e commerci (e quindi centri abitati) dovevano passare per quella regione.<br />
Il territorio dei paleoveneti era poi limitato ad occidente dai <em>Cenomani</em> e dagli <em>Arusnates</em> della provincia di Verona (rispettivamente sul piano i primi e sui colli i secondi) e dai <em>Reti</em> che abitavano l'altopiano di Asiago, il Feltrino e il pedemonte trevisano subito a nord di Asolo, il confine fra i due popoli correva a Castelcies. I paleoveneti del Bellunese e del Cadore dovevano quindi essere immigrati per forza dalla valle del Piave a nord di Montebelluna o dalla sella di Fadalto e su entrambi questi tracciati i ritrovamenti di quel periodo sono stati numerosi, anche in periodi recenti.<br />
Dal sec. VI a. C. l'area fu invasa da popolazioni celtiche provenienti dal Friuli e così i centri principali ricordano queste popolazioni, Belluno (da* <em>Belodunum</em>), Cadore (da* <em>Catubrigum</em>), Ceneda (<em>Ceneta</em>) e Treviso (<em>Tarvisium</em>) sono infatti tutti nomi celtici. Queste popolazioni immigrate convissero con i paleoveneti autoctoni, assimilandosi fra di loro per cui all'arrivo dei conquistatori romani-nel secondo secolo a. C. - in quest'area vi era forse un'unica popolazione gallo-veneta.<br />
La vicinanza linguistica della popolazione gallo-veneta col latino nonché l'arrivo di numerosi coloni militari nelle zone centuriate, specie nell'area Oderzo-Ceneda permise un'ulteriore fusione senza grandi salti nell'<em>ethnos</em> locale così che senza grandi sforzi il latino divenne la lingua parlata da tutti gli indigeni.<br />
<strong>La via Claudia Augusta Altinate</strong>: Via d'arroccamento, almeno nella parte più alta del percorso, che andava da Altino - e un ramo anche dal porto dì Ostiglia sul Po - sino ad Augsburg (<em>Augusta</em>) in Baviera, costruita da Claudio poco prima del 50 d. C.<br />
Altino, già sede di una comunità di paleoveneti era situata allo sbocco in laguna del Sile e del Piave che nel tratto finale del loro corso erano uniti; le buone comunicazioni stradali e la possibilità della fluitazione ne fecero una città importante, con un porto cui tendevano la navigazione lagunare e quella marittima, importante scalo verso i paesi del Nord di recente conquista.<br />
Su questa strada si discute da almeno 220 anni, da quando cioè fu scoperto il <span style="text-decoration: underline;">cippo di Cesio</span> che la nomina e varie sono le ipotesi di tracciato che si sono susseguite in questo lungo periodo. Qui di seguito si propone un'ipotesi, basata sul buon senso, cioè tenendo conto che una strada di questa portata, essenziale per far giungere uomini, vettovaglie e mezzi ai confini con la Germania, doveva essere transitabile in ogni periodo dell'anno, avere il minor numero possibile di problemi viari come attraversamento di fiumi o passaggi in quota e garantire l'appoggio logistico di città dove potevano stazionare e approvigionarsi i militari che garantivano la sicurezza del territorio.<br />
Si propone pertanto un tragitto da Altino a S. Floriano di Callalta e di qui a Treviso e poi a Montebelluna, Fener, Feltre e di qui a Cesio e a Belluno, arrivando a Ponte nelle Alpi, in totale km 123.<br />
Questo tracciato per me è il primo tratto della Claudia Augusta Altinate che a Feltre aveva una bretella verso Trento.<br />
Tale via per tutti gli autori è indiziata da un rettifilo di km 15 fra Altino e S. Floriano sulla Callalta, ben noto da almeno duecento anni come Lagozzo, che tutti gli autori prolungano sino al guado sul Piave a Lovadina anche se nessuna traccia è rimasta sul terreno. La spiegazione data a questa realtà - la mancanza di tracce - è che il Piave nei secoli ha distrutto la strada ma ciò non può essere vero, in tal caso infatti sarebbe andata distrutta anche la Postumia nel tratto corrispondente all'incrocio teorico fra le due strade, cosa che non è accaduta.<br />
Per me quindi da S. Floriano la strada volge a ponente e arriva a Treviso col nome di Callalta (a levante si arriva ad Oderzo) e dalla città per la Feltrina va a Montebelluna e Feltre.<br />
Questo tracciato è il più veloce e meno disagevole, non attraversa fiumi importanti come il Piave (da attraversare due volte nelle altre ipotesi) o giogaie di monti (le Prealpi al Praderadego a q 932) o passando per zone tuttora disabitate e senza conforto (la sinistra Piave alla stretta di Quero), inoltre in questa ipotesi il <span style="text-decoration: underline;">miliare di Fenèr ed il cippo di Cesio</span> sono esattamente in loco. Per spiegare il cippo di Cesio le altre ipotesi devono allungare la strada di 25-30 chilometri.<br />
Da Feltre a Belluno la Altinate seguiva dapprima un tragitto interno, passante per la pieve di Cesio in territorio costellato di prediali romani non potendo seguire la valle del Piave, assai difficile in zona e comunque priva di centri abitati rilevanti.<br />
Da Belluno la via seguitava sino a Ponte nelle Alpi e percorrendo la valle del Piave arrivava a Perarolo e poi a Valle e di qui la comoda strada verso Cortina e poi Cimabanche (q 1529) e infine Dobbiaco (sulla strada <em>Sebatum-Aguntum</em>).<br />
In alternativa da Valle si può andare all'importante centro abitato di Pieve di Cadore (<em>Catubrium</em>) e di qui passando per il sito sacro di Lagole a cima Gogna, Auronzo, poi il passo di Zovo (q 1482) e la valle di Padola e il passo di monte Croce Comelico (q 1636) e per Sesto (<em>ad sextum lapidem</em>) sino a S. Candido (<em>Littamum</em>).<br />
Nel Medioevo la via più praticata era quella per Cimabanche, con ospizio e castello, ma come spiegare altrimenti il toponimo Sesto che pare nel nome un miliare romano?<br />
Dalla Pusteria 1'Altinate poteva andare a Fortezza e di qui per il Brennero al Tirolo e alla Baviera, oppure per il Gross Glokner arrivare sempre in Baviera o alla valle della Drava.<br />
Esiste poi la possibilità Altino - S. Floriano di Callalta - Lovadina - Gai - Ceneda - Fadalto - Ponte nelle Alpi con un tragitto di km 80.<br />
Passando per questa scorciatoia si guadagnano oltre 40 km (due giorni di viaggio) sul tratto da Altino sino a Ponte nelle Alpi per cui è obbligo pensare che fosse da preferire, almeno in tempi tranquilli, quando il pericolo di guerre era lontano e pertanto non erano necessari contingenti di stanza nelle città. Si doveva guadare il Piave, ma il guado a Lovadina è sempre stato utilizzato perlomeno dal sec. XII e non si vede perché non dovesse essere altrettanto in epoca romana, la sella di Fadalto (q 478) non crea particolari problemi di transito.<br />
Un problema invece è l'attraversamento del Piave a Capo di Ponte (oggi Ponte nelle Alpi) ma qui un ponte di legno è documentato dal sec. XII, a maggior ragione ci doveva essere in epoca romana. Fra l'altro tutto l'Oltrepiave afferisce alla pieve matrice di Cadola e quindi un agevole passaggio ci doveva essere ben prima del Mille. Si ritiene pertanto che il tragitto Altino-Ceneda-Ponte fosse utilizzato di norma mentre quello Altino-Feltre-Ponte fosse più che altro d'importanza militare. Tutto questo può andare bene per 1'epoca romana.<br />
Nel Medioevo, Altino non esiste più - travolto dalle invasioni barbariche e dall'interramento della laguna- e viene sostituito da Venezia, emporio di traffici e punto d'arrivo di pellegrini verso la Terrasanta.<br />
Partendo dalla Germania le strade principali verso Venezia portano al facile valico del Brennero e di qui sino ali'attuale Fortezza. Da Fortezza ci sono due possibilità.<br />
- l'agevole via dell'Adige sino a Verona e di qui a Mestre e poi per barca a Venezia; sino a Mestre sono km 320.<br />
- per la val Pusteria sino a Dobbiaco, Cimabanche, Cadore, Ponte, Fadalto, Serravalle - Ceneda, Treviso sino a Mestre sono km 240<br />
La seconda ipotesi accorcia il tragitto di 80 km, cioè 3-4 giorni di viaggio e fu la preferita nel Medioevo dai pellegrini e dai traffici, da e per Venezia.<br />
La via per la valle dell'Adige era ovviamente la più comoda ed agevole per i viaggiatori diretti a Roma. ·<br />
Tali vie di transito sono ben rappresentate nelle ben note carte stradali di E. Etzlaub stampate in Germania a partire dal 1499.<br />
Questo tragitto internazionale noto perlomeno dal Duecento - lo nomina Alberto abate di Stade in Germania alla metà di quel secolo - era chiamata, perlomeno dal Quattrocento via Regia; scendendo a sud dalle Alpi per il Brennero seguiva la val Pusteria sino a Dobbiaco e di qui la valle del Boite e poi quella del Piave sino a Ponte (nelle Alpi) e di qui a Serravalle-Ceneda e Conegliano e passava il Piave al guado di Lovadina, nodo di traffici internazionali noto già dal 1120 con questa specifica funzione, dove la via Regia si univa alla strada Ongaresca sulla quale transitavano Tedeschi, Magiari e Slavi. Di qui si arrivava alla città di Treviso e poi si procedeva su un terrapieno delimitato da fossati che è noto col nome di Terraglio sino a Mestre.<br />
Il tratto cittadino a Treviso è ricordato come via Regia nel diploma ai trevigiani di Federico I del 1164 e in successive documentazioni sino al 1314 (Cagnin G. <em>Vie di comunicazione tra Veneto continentale e Friul</em>i, p. 119-164, in <em>Per terre e per acque</em>, Rubano 2003, a p. 124).<br />
Il tratto fra Gai presso Conegliano e Mestre era comune alla via Regia e alla strada (meglio fascio di strade) proveniente dal Friuli che scavalcava la Livenza al ponte di Cavolano, già documentato nel sec. VII; secondo gli autori moderni questa fu la strada percorsa dai longobardi di Alboino nel 568 che al guado di Lovadina incontrarono Felice vescovo di Treviso. Tale via fu nota dal Medioevo come Ongaresca.<br />
Questa zona attorno a Gai fu pertanto un nodo nevralgico sempre, ed in particolare nei torbidi ed oscuri periodi delle invasioni barbariche e nell'alto Medioevo - nei secoli V-X - l'importanza strategica si evince dalla quantità di toponimi barbarici qui esistenti, a livello di centri abitati si ricorda Godega, Bavèr, Bavarigo, Bavaroi, Sarmede, fra i microtoponimi Badaraschie, Parra di Castel Roganzuolo e Parra di Cavolano.<br />
Lungo quest'asse di traffico prosperarono Mogliano, Treviso, Conegliano e Serravalle-Ceneda, Capo di Ponte con la muda, e la via era costellata di ospedali, che avevano anche la funzione di ospizi per i viandanti (si ricorda quelli cittadini a Treviso, il guado di Lovadina col relativo Ospedale, gli ospedali urbani di Conegliano, Ceneda, Serravalle e più sopra nel disabitato canale del Piave ancora Ospitale di Cadore e a monte di Cortina verso il Boitestein un altro Ospitale).<br />
Numerose fortificazioni testimoniano nei secoli anche l'importanza strategica, così le città fortificate e cinte di mura di Treviso, Conegliano e Serravalle, i castelli di S. Salvatore, Ceneda, la torre della Casamatta sul lago di S. Croce presso punta Trifina, il Castello di Lavazzo e poco sopra la torre della Gardona, il castello di Pieve di Cadore, la Chiusa di Venàs e il castello di Boitestein.</p>
<p style="text-align: justify;"><!--StartFragment--></p>
<p><em>Autore</em>: Giovanni Tomasi,<em> La Strada Regia di Alemagna</em>, a cura del Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, Dario De Bastiani Editore, 2008, nell'ambito del Convegno Nazionale 24 maggio 2008, Vittorio Veneto (Tv).</p>
<p><em>Vedi anche allegato</em>: <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/LA_STRADA_REGIA_D.pdf">LA_STRADA_REGIA_D</a></p>
<p><em>Vedi anche allegato</em>: <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/Viabilita_antica_tra_Piave_e_Drava_Da_Perarolo-di-Cadore-al-Comelico.pdf">Viabilita_antica_tra_Piave_e_Drava_Da_Perarolo di Cadore al Comelico</a> di Jacopo Turchetto</p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La via Germana, da Concordia Sagittaria (Ve) Ad Silanos di Artegna (Ud).</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Mar 2025 16:31:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Definirla via per compendium Concordia Noricum è riduttivo e sminuente e non merita questo epiteto di strada secondaria o di raccordo se non altro perché è palesemente preromana ed abbondantemente definita da cippi miliari romani di epoca augustea lungo il suo tracciato alto. Nel costruire di sana pianta la parte bassa tra Concordia e Codroipo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Definirla <em>via per compendium Concordia Noricum</em> è riduttivo e sminuente e non merita questo epiteto di strada secondaria o di raccordo se non altro perché è palesemente preromana ed abbondantemente definita da cippi miliari romani di epoca augustea lungo il suo tracciato alto.<br />
Nel costruire di sana pianta la parte bassa tra Concordia e Codroipo il popolo romano ha voluto definire statale la parte alta già esistente, ponendovi i cippi migliari lungo il percorso, bisogna essere onesti e renderne il merito dovuto.<br />
Questo non è un reperto che può essere sequestrato e trasferito per fare bella mostra in un museo, ma le informazioni devono essere salvaguardate con il dovuto rispetto dell’opera e di chi l’ha portata all’attenzione di tutti, chiunque sia e in qualsiasi modo lo abbia fatto... (l'autore Elio Dusso).</p>
<p><em>Leggi tutta la ricerca in allegato</em>: <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/E.Dusso-La_via_Germana_da_Concordia_ad_Silanos.pdf">E.Dusso-La_via_Germana_da_Concordia_ad_Silanos</a></p>
<p><em>Info:</em><br />
Star Light Editions<br />
<a href="www.antiqva.org" target="_blank">www.antiqva.org</a> - <a href="info@antiqva.org" target="_blank">info@antiqva.org</a></p>
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		<title>La Via Prenestina (da Roma a Gabi, Prenestae, Fiuggi).</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2023 17:52:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[feliciano]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La via Prenestina era una via consolare romana (lunga 25 miglia romane) che attraversava il Latium vetus, inizialmente congiungendo Roma a Gabii, da cui l'antico nome di via Gabina, per poi essere prolungata verso Praeneste (Palestrina), da cui il nome attuale. Il percorso è oggi in parte ricalcato dalla moderna strada provinciale 49/a. Dentro Roma, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La via Prenestina era una via consolare romana (lunga 25 miglia romane) che attraversava il <em>Latium vetus</em>, inizialmente congiungendo Roma a <em>Gabii,</em> da cui l'antico nome di via Gabina, per poi essere prolungata verso <em>Praeneste</em> (Palestrina), da cui il nome attuale.<br />
<a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/prenestina.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1969" src="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/prenestina-150x150.jpg" alt="prenestina" width="150" height="150" /></a>Il percorso è oggi in parte ricalcato dalla moderna strada provinciale 49/a.<br />
Dentro Roma, il tratto urbano della via Prenestina dal Foro percorreva l'<em>Argiletum</em> e il <em>clivus Suburanus</em> uscendo, insieme alla via Labicana, dalle Mura serviane a porta Esquilina e dalle successive Mura aureliane a porta Maggiore. Si dirigeva quindi verso est contornata di sepolcri e mausolei, passando nei pressi dell'attuale Villa Gordiani e, al IX miglio, sul ponte di Nona, prima di arrivare a Gabi.<br />
Dopo aver passato attraverso Palestrina, finisce il suo percorso dopo Fiuggi (FR), quasi nel territorio di Torre Cajetani (detta anche via Prenestina Sud).<br />
Una esauriente descrizione particolareggiata si trova in:<br />
<a href="https://www.romanoimpero.com/2010/05/via-prenestina.html" target="_blank">https://www.romanoimpero.com/2010/05/via-prenestina.html</a></p>
<p><em><a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/via-prenestina.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1972" src="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/via-prenestina-150x150.jpg" alt="via prenestina" width="150" height="150" /></a>Bibliografia</em>:<br />
- Lorenzo Quilici. <em>La via Prenestina. I suoi monumenti, i suoi paesaggi</em>. Italia nostra, Roma 1969.<br />
- Carlo Villa. <em>Prenestina: nelle gole profonde dei tufi in Roma. Le vie consolari.</em> ERI Edizioni Rai, Torino 1984.</p>
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		<title>SCOZIA. Scoperta la più importante via romana.</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 19:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[feliciano]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[A 2.000 anni dall'occupazione romana gli archeologi hanno scoperto una meraviglia dell'ingegneria antica: una via romana che attraversa la Scozia. Nel I secolo d.C., gli eserciti guidati dal generale romano Giulio Agricola penetravano in Caledonia annettendo all'Impero di Roma parte dell'attuale Scozia, all'epoca abitata dalle bellicose tribù dei Pitti. A duemila anni da quegli eventi, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A 2.000 anni dall'occupazione romana gli archeologi hanno scoperto una meraviglia dell'ingegneria antica: una via romana che attraversa la Scozia.<br />
Nel I secolo d.C., gli eserciti guidati dal generale romano Giulio Agricola penetravano in Caledonia annettendo all'Impero di Roma parte dell'attuale Scozia, all'epoca abitata dalle bellicose tribù dei Pitti. A duemila anni da quegli eventi, gli archeologi hanno riportato alla luce la strada costruita dai legionari, una via romana, considerata una delle più importanti vie di comunicazione della storia scozzese.<br />
Il ritrovamento è avvenuto nel corso di alcuni scavi nel giardino dell'Old Cottage Inn, un'abitazione di campagna del XVII secolo situata pochi km a ovest rispetto al centro dalla cittadina di Stirling, antica capitale della Scozia. Collocata in una zona di grande importanza strategica, in origine l'arteria si sarebbe dovuta collegare a un guado che attraversava il fiume Forth, agevolando così la marcia delle legioni in Caledonia.<br />
Proprio per la sua posizione, anche nei secoli successivi alle conquiste di Agricola questa via venne sfruttata nuovamente dagli imperatori Antonino Pio e Settimio Severo (II-III secolo d.C.) durante le loro campagne militari in terra scozzese. Nel commentare la scoperta, gli studiosi che hanno condotto i lavori per conto del distretto di Stirling sostengono che il ritrovamento ha una grande rilevanza nella comprensione dell'occupazione romana in Scozia. Fino a oggi, infatti, il percorso della strada non era confermato da evidenze archeologiche.<br />
Stando ai ricercatori, il ruolo del crocevia in questione fu di fondamentale importanza nella storia scozzese. A sud, la strada si dirigeva verso la cittadina di Falkirk, situata a metà tra Edimburgo e Glasgow, per poi giungere in Inghilterra, mentre a nord si snodava attraverso l'impervio territorio montuoso delle Highlands arrivando a un guado sul fiume Tay, in quella che un tempo era la frontiera settentrionale dell'Impero di Roma.<br />
Finita l'occupazione dell'Urbe, tra il II e il III secolo, la via di comunicazione ideata dai Romani non smise di essere utilizzata. Anzi, nel corso del Medioevo e del Rinascimento venne solcata da figure chiave della storia britannica: da Guglielmo il Conquistatore e MacBeth di Scozia (XI secolo) a Oliver Cromwell (XVII secolo) ed Enrico VIII (XVI secolo), passando per eroi come William Wallace e Robert The Bruce (XIII-XIV secolo), fu un percorso (quasi) obbligato per tutti i generali e sovrani che decisero di entrare nelle Highlands.<br />
La via costruita da Agricola nell'estremo nord dei domini imperiali era solo una delle innumerevoli strade create da Roma nell'antichità.<br />
L'impianto viario dell'Urbe era infatti simile a un fitto reticolo che percorreva i tre continenti in cui si estendeva la sua influenza politica e militare (Europa, Asia e Africa).<br />
La progettazione di queste meraviglie dell'ingegneria antica era assegnata a specialisti che per delimitarle tracciavano due solchi ai lati, limando perfettamente il terreno e ponendovi poi diversi strati di materiali come argilla, sassi, calce, pietrisco e malta, ricoperti infine da lastroni di pietra levigati. I percorsi delle viae comprendevano ponti, gallerie, marciapiedi, canali di scolo e pietre miliari per determinare le distanze rispetto al punto di partenza e di arrivo. Il tutto, costruito con una perizia tale da farle resistere per molti secoli anche dopo la caduta dell'Impero.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Immagine</em>: Il Vallo di Adriano in Scozia: una testimonianza dell'abilità ingegneristica dell'Impero Romano - Andrea Ors / Shutterstock</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte:</em> Focus - Amici della Scienza, 30 nov 2023</p>
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		<title>Strada Consolare, poi Strada Regia delle Calabrie</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Dec 2018 14:33:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[feliciano]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In epoca romana esisteva un percorso viario che univa le città e i villaggi che si affacciavano sul mare della costa vesuviana e certamente esisteva una fitta rete di strade secondarie che in modo capillare consentiva di raggiungere tutti gli abitati perivesuviani. Non sono noti documenti relativi a quest'opera. Il primo documento che descrive questa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><!--StartFragment-->In epoca romana esisteva un percorso viario che univa le città e i villaggi che si affacciavano sul mare della costa vesuviana e certamente esisteva una fitta rete di strade secondarie che in modo capillare consentiva di raggiungere tutti gli abitati perivesuviani. Non sono noti documenti relativi a quest'opera.<br />
Il primo documento che descrive questa Strada Consolare è la <em>Tabula Peutingeriana</em> (opera del XII-XIII sec.), tratta da un'antica carta romana che descriveva le vie militari.<br />
I due più importanti insediamenti erano Ercolano ed Oplonti. Dopo aver toccato Pompei e Stabia, proseguiva per l'attuale Costa Sorrentina per raggiungere il Capo Minerva.<br />
La Strada Consolare risultò seppellita a seguito del terremoto del 79 d.C. e probabilmente si trova ancora intatta al di sotto delle mantellature laviche, sotto l'attuale strada Nazionale ricostruita al di sopra della Strada Regia e le pietre miliari sparirono seppellite dai prodotti eruttivi.<br />
La sua ricostruzione avvenne successivamente ad un livello più alto.<br />
Il nome di Strada Regia delle Calabrie risale probabilmente al XVI sec. quando Napoli passò sotto il dominio della Spagna e divenne capitale del Regno delle due Sicilie e quindi diede un forte impulso demografico all'area, gradita ai maggiorenti del periodo.</p>
<p>Vedi allegati:<br />
- <a href="http://www.vesuvioweb.com/it/2012/01/aniello-langella-la-strada-regia-delle-calabrie-e-il-v-miglio-a-torre-del-greco/" target="_blank">Aniello LANGELLA. La strada Regia delle Calabrie e il quinto miglio<br />
</a> - <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/Aniello-Langella-Viaggio-da-Napoli-a-Castellammare-Il-Borgo-della-Maddalena-e-dei-Granili.pdf">Aniello Langella, Viaggio-da-Napoli-a-Castellammare-Il-Borgo-della-Maddalena-e-dei-Granili in</a> <a href="http:///www.vesuvioweb.com" target="_blank">http:///www.vesuvioweb.com<br />
</a><!--EndFragment--> - Giuseppe Greco, <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/Un-po-di-luce-su-Nerulum.pdf">Un po' di luce su Nerulum</a></p>
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		<title>Via &quot;A termis – Catina&quot;, che collegava Catania con l’antica città di Etna-Inessa, l’odierna Motta Santa Anastasia.</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2018 08:55:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[feliciano]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Per poter correlare le notizie storiche più antiche riferite al sito di contrada Nunziatella bisogna partire dalle notizie fornite da Georg Walter nel 1625 e da Pietro Carrera nel 1639 in ordine al ritrovamento di un cippo di confine che ambedue collocano all’ingresso della chiesa in contrada Nunziatella, in funzione nel 1624; il predetto cippo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per poter correlare le notizie storiche più antiche riferite al sito di contrada Nunziatella bisogna partire dalle notizie fornite da Georg Walter nel 1625 e da Pietro Carrera nel 1639 in ordine al ritrovamento di un cippo di confine che ambedue collocano all’ingresso della chiesa in contrada Nunziatella, in funzione nel 1624; il predetto cippo di confine è oggi allocato nel cortile del Castello Ursino di Catania e ritratto nelle immagini.<br />
<a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/catania-1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1183" src="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/catania-1-150x150.jpg" alt="catania 1" width="150" height="150" /></a>Ecco come il Carrera descrive il ritrovamento del cippo di confine nei pressi della chiesa della Nunziatella: “Tre miglia lontano dalla Città per ponente nella contrada, che dicon Mezzo Campo, dirimpetto alla chiesa dell’Annunciatella si ritrova una Pietra di Mongibello alta di terra quattro palmi, e tre sottoterra, la cui maggior larghezza ha due palmi e mezzo. In quella faccia si legge a grandi lettere CONS, dall’altra parte in una riga a piccioli caratteri FINES, e in un’altra riga UR/, cioè, URBIS. Di sotto segue una linea, e appresso un’altra parola, che non si può leggere per esser disfatta la scrittura. Questa pietra, quasi diece anni sono, fu qui piantata dal Ministro di essa chiesa, ma ritrovata nell’entrata di quella, a pena per tre canne di distanza dal luogo, dove hora sta. Si dimostra esser posta nel tempo de’ Consoli Romani per terminare qualche gran differenza di confini, che all’hora fosse tra la città di Catania e altra (Etna); o più tosto tra la medesima, el publico del dominio romano [<em>ager publicus</em>; sc.].”<br />
<a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/catania-2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1184" src="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/catania-2-150x150.jpg" alt="catania 2" width="150" height="150" /></a>Il cippo di confine predetto, un <em>Consularis,</em> secondo il Carrera delimitava i territori dell’odierna Catania e della città di Etna-Inessa (l’odierna Motta Santa Anastasia). La presenza nel sito del predetto cippo <em>“Consularis</em>”, normalmente collocato lungo le strade romane, è fortemente indicativo della possibile presenza nelle immediate vicinanze della struttura del percorso del primo tratto della strada romana “A termis – Catina”; il primo tratto collegava l’odierna Catania con l’antica città di Etna-Inessa, l’odierna Motta Santa Anastasia. Anche Guido Libertini (che probabilmente indicò erroneamente la chiesa esplorata nel 1925 a Monte Po’ come la chiesa della Nunziatella, da cui dista circa 500 metri, trovandosi la chiesa della Nunziatella in territorio di Misterbianco e non di Catania) ritenne che la via a <em>Termis-Catina</em> passasse da quella zona, tra Monte Po e contrada Nunziatella: “[…] dalla lussureggiante vegetazione si estendono verso est, lungo l’erboso sentiero, fiancheggiato da olivi secolari, indicante l’antica strada che andava da Catania a Palermo [<em>a Termis-Catina</em>]. Essendo posto sul confine tra le due città, non è aprioristicamente escludibile che il cippo fosse posto nelle immediate vicinanze di una<em> Mansiones</em> Romana. Che nel sito di cui trattasi vi potesse essere un qualche insediamento in epoca romana (non necessariamente una <em>Mansiones</em>), possiamo desumerlo dalla testimonianza storica di Francesco Ferrara. Il Ferrara scrive della chiesa della Nunziatella, indicandola come la Chiesa di San Giovanni di Mezzocampo, riferendo di alcuni ritrovamenti archeologici “[…] sopra ben conservati sugelli di terracotta […] la 3. Anche sopra sugello rotondo in creta con due giri di lettere, e nel centro NES. Fu trovata nella chiesa della Nunziatella a poche miglia da Catania fra rovine di nobili edificij, ed acquistata dal canonico Roccaforte”.<br />
La presenza del cippo, inoltre, collega il sito a Gaio Gracco ed alla commissione triunvirale “Tresviri Agris Dandis Adsignadis”, che: “[…]venne composta da Gaio Gracco, Appio Claudio e Licinio Crasso Muciano, e più tardi dopo la morte di Appio Claudio e di Licinio nel 130 a.C., da Gaio Gracco, Fulvio Gracco e Papirio Carbone, tutti e tre appartenenti al partito popolare di Roma. Essa portò a termine un enorme lavoro, attestato ancor oggi da cippi di confine che si ritrovano da un capo all’altro d’Italia”.<br />
La chiesa della Nunziatella potrebbe essere stata inglobata all’interno di un <em>Pagus</em>, già esistente nel III secolo d.C., così come affermato da Carmelo Sciuto Patti. Lo Sciuto Patti, infatti, ci fornisce l’elencazione e la descrizione di alcuni dei più importanti paghi esistenti, a suo avviso, sul territorio dell’antica <em>Katana</em>, ovvero i Paghi del Monte Cardillo, di Monte Po’, di Nesima, delle Terre Forti, delle Erbe Bianche (o Bazzano), di Tiritì, ecc.; queste due ultime contrade, Bazzano e Tiritì, rientrano infatti in toto o in parte nel territorio dell’odierna Motta Santa Anastasia.<br />
Circa l’epoca nella quale possiamo datare l’esistenza del “Pago di Monte Cardillo”, ovvero il III secolo d.C., è ancora lo Sciuto Patti che la indica: “Or da questo documento risulta evidente la esistenza nel terzo secolo, di diversi Paghi nelle vicinanze di Catania, e precisamente sulla falda meridionale dell’Etna, che sovrasta a quella città; come altresì che questi paghi si erano in molti e popolari, e tali d’arricchire una moltitudine di villici, come il sacro testo riferisce [Acta Mart. S. Agatae apud Bolland.]; come infine risulta indubitato l’essersi avverata in quel secolo, e precisamente intorno all’anno di grazia 253, una grande eruzione dell’Etna, che minacciò Catania e che invase e distrusse, al certo, taluno dei paghi allora esistenti nelle vicinanze di essa.”<br />
La zona sottostante Monte Cardillo faceva parte delle cosiddette “Terre Forti di Catina”, zona a fortissima vocazione vinicola, la cui coltivazione è perdurata fino all’inizio del XX secolo. Per le dinamiche storiche che hanno caratterizzato l’organizzazione socio-economica ed il culto delle divinità protettrici di coloro che abitavano i “Paghi”, lo Sciuto Patti ritiene che nel Pago di Monte Cardillo si celebrasse il culto di Bacco, quale divinità protettrice. La quasi certa presenza di un Pago Romano nel sito della chiesa di Santa Maria della Nunciata (Maria SS. Annunziata), presenza documentata dai ritrovamenti archeologici documentati da Francesco Ferrara, non ci permette di escludere aprioristicamente che nel medesimo sito possa esservi stato un “<em>Pakis</em>” ellenico; atteso che non è raro il caso che sul sito di un’antico “Pakis“ ellenico, si sia, nel tempo, sovrapposto un qualche insediamento romano. Così Lucio Sciacca: “Quarantanni fa (1939), la piccola borgata di San Giorgio era tutta concentrata nella parte alta dello stradale omonimo, nelle cosiddette “Botteghelle“, come veniva allora indicato quel rione di casette, in gran parte rurali.<br />
Non molto distante dalla città (dal Fortino, si e no, quattro chilometri), vi si giungeva attraverso via Palermo e via Fossa della Creta, poi si tirava a mancina e qui, in direzione di ponente, s’incontrava questo stradale di terra battuta e brecciolone che, incassato nelle prime colline delle Terreforti, menava al centro della borgata, esaurendosi quindi in un bivio, un braccio del quale, quello meridionale in forte pendenza, portava alle contrade di Cardinale e Cuba, l’altro a Nunziatella, in territorio di Misterbianco. Nell’area compresa in quella”.<br />
Ugualmente esistono riscontri che collegano il territorio di contrada Nunziatella ai Templari: “[…] il Papa confermò a Guglielmo, Maestro dell’Ordine del Tempio in Sicilia, il possesso del tenimento chiamato Pantano Salso vicino Lentini ed una barca da pesca. Nella donazione del conte Rinaldo erano compresi terreni nella piana di Lentini, nonché diritti di pesca sul fiume omonimo. Il Papa concesse, inoltre, il privilegio di incanalare l’acqua del fiume per alimentare il “vivarium” (la peschiera) della Magione di S. Leonardo […] Da S. Leonardo dipendevano le terre, i beni, i diritti di pesca e possesso di acque situati tra il mar Ionio, il fiume grande Lentini, le terre appartenenti alla città di Catania, fino a Montealbo [l’antica Misterbianco]. Nel 1312 non tutti i beni templari siciliani passarono ai Giovanniti [Ordine Gerosolimitano], molti laici, ecclesiastici ed altri ordini religiosi se ne impadronirono. E’ certo, invece, che San Leonardo del Tempio di Lentini passò ai Giovanniti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Testo di Santi Maria Randazzo – <a href="santimariarandazzo@live.it" target="_blank">santimariarandazzo@live.it</a><br />
tratto da "IL LUOGO DI MORTE E DI MUMMIFICAZIONE DEL RE DI SICILIA FEDERICO III NEL 1337", <a href="https://www.archeomedia.net/santi-maria-randazzo-il-luogo-di-morte-e-di-mummificazione-del-re-di-sicilia-federico-iii-nel-1337/" target="_blank">vedi l'intero studio, vai a &gt;&gt;&gt;&gt;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Immagini:</em><br />
due delle facce del cippo di confine trovato in contrada Nunziatella – da: Santi Maria Randazzo - Motta Santa Anastasia: dalle antiche origini fino alla prima metà del XV secolo - Catania 2012 - pp. 128-129 – consultabile sul sito academia.edu</p>
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		<title>Via &quot;IULIA AUGUSTA&quot;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2022 13:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[feliciano]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La Iulia Augusta da Aquileia procedeva in linea quasi retta verso il Nord e il Norico, passando presso Ad Tricesimum (Tricesimo) e la mansio Ad Silanos (presso Artegna); arrivata alla confluenza tra il Tagliamento e il fiume Fella si divideva in due strade: la prima seguiva il fiume But, attraversava Zuglio (Iulium Carnicum) (il Quarina [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Iulia Augusta da Aquileia procedeva in linea quasi retta verso il Nord e il Norico, passando presso <em>Ad Tricesimum</em> (Tricesimo) e la mansio <em>Ad Silanos</em> (presso Artegna); arrivata alla confluenza tra il Tagliamento e il fiume Fella si divideva in due strade: la prima seguiva il fiume But, attraversava Zuglio (<em>Iulium Carnicum</em>) (il Quarina chiama Via Claudia o Carnica la strada che andava verso Zuglio), superava le Alpi al passo di Monte Croce Carnico e arrivava ad <em>Aguntum</em> (Lienz) (BOSIO 1997, pp. 173-183; BLASON SCAREL 2000, p. 47); l’altra (che il Quarina da il nome Via Pontebbana alla strada che si dirigeva verso Tarvisio (QUARINA1970, pp. 13-15)) proseguiva lungo la valle del Tagliamento e del Fella, attraversava Tarvisio e arrivava vicino a Klagenfurt (<em>Virunum</em>) (BOSIO 1997, pp. 157-171; BLASON SCAREL 2000, p. 47; QUARINA 1970, pp. 13-16).</p>
<p style="text-align: justify;">Una terza strada, invece, da <em>Virunum</em> valicava le Alpi presso il passo del Predil e seguendo la vallata delNatisone giungeva a <em>Forum Iulii - </em>Cividale (BOSIO 1997, pp. 192-199, BLASON SCAREL 2000, p. 47, QUARINA 1970, p. 17), proseguendo fino ad Aquileia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vedi</em>: <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/Insediamenti_e_viabilita_medievale_nel_FVG1.pdf">Insediamenti_e_viabilita_medievale_nel_FVG</a>, di D. Gherdevich.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vedi</em>: <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/La-strada-romana-da-Aquileia-a-Virunum-Luciano-Bosio.pdf">La strada romana da Aquileia a Virunum, Luciano Bosio</a></p>
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		<title>VIA AMERINA</title>
		<link>https://www.federarcheo.it/via-amerina/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 12:46:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[feliciano]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La via Amerina prendeva il suo nome dalla prima città umbra che raggiungeva, Ameria, ma fu detta anche via Veientana perchè partiva da Veio. Essa, fu un'importante via di collegamento tra Roma e i principali centri dell'Umbria, edificata nel 241-240 a.C., pavimentando tutto il percorso con un basolato inselce basaltica e in parte trachite (roccia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La via Amerina prendeva il suo nome dalla prima città umbra che raggiungeva, Ameria, ma fu detta anche via Veientana perchè partiva da Veio.<br />
<a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/amerina-2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1713" src="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/amerina-2-150x150.jpg" alt="amerina 2" width="150" height="150" /></a>Essa, fu un'importante via di collegamento tra Roma e i principali centri dell'Umbria, edificata nel 241-240 a.C., pavimentando tutto il percorso con un basolato inselce basaltica e in parte trachite (roccia magmatica). Infatti fu edificata seguendo vari tracciati di antiche piste etrusche che collegavano Veio con<em> Ameria</em> (Amelia) attraverso titto il territorio falisco e toccando i suoi principali centri: <em>Nepet</em> (Nepi),<em> Falerii</em> (Civita Castellana), <em>Fescennium</em> (Corchiano), <em>Gallese, Vasanello e Hortae</em> (Orte).<br />
<a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/amerina-3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1714" src="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/amerina-3-150x150.jpg" alt="amerina 3" width="150" height="150" /></a>Aveva una lunghezza di circa 56 miglia: 21 da Romaalla <em>mansio ad Vacanas</em> sulla Cassia e altre 34 fino ad Ameria, informando che la strada proseguiva verso Todi, Bettona e Perugia per poi confluire sulla Cassia a Chiusi. All'uscita da Perugia l'Amerina si biforcava: un ramo andava verso ovest a Chiusi ed un altro invece raggiungeva Gubbio e a Luceoli (Cantina) attraverso il passo di Scheggia si congiungeva con la via Flaminia.<br />
Il tracciato della via Amerina venne poi collegato con Roma partendo da ponte Milvio. Poi la Cassia inglobò il primo tratto della via Amerina fino alla mansio ad Vacanas (valle del Baccano), vicino a'attuale Campagnano di Roma, da dove poi la Cassia proseguiva verso la Tuscia, mentre l'Amerina si dirigeva verso Ameria.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/amerina-4.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1715" src="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/amerina-4-150x150.jpg" alt="amerina 4" width="150" height="150" /></a>Fonte</em>: Roma Antica, Angelo Mortati - <a href="https://m.facebook.com/groups/878238592188813/permalink/4563150263697609/?sfnsn=scwspmo" target="_blank">https://m.facebook.com/groups/878238592188813/permalink/4563150263697609/?sfnsn=scwspmo</a></p>
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		<title>VIA ANNIA</title>
		<link>https://www.federarcheo.it/via-annia-3/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2018 10:11:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[feliciano]]></dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Le vie Annie variamente attestate, soprattutto su base epigrafica, sono tre o quattro. Il documento più antico riguarda una presunta via Annia dell’Italia meridionale, della quale abbiamo due o forse tre diverse evidenze: la principale è costituita dal miliare con la cifra CCLX eretto dal pretore Tito Annio, databile nel II secolo a.C.. Fu rinvenuto [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/Via-Annia-con-i-luoghi-di-rinvenimento-di-miliari..jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-1195" src="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/Via-Annia-con-i-luoghi-di-rinvenimento-di-miliari.-150x150.jpg" alt="Via Annia con i luoghi di rinvenimento di miliari." width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><!--StartFragment-->Le vie Annie variamente attestate, soprattutto su base epigrafica, sono tre o quattro.<br />
Il documento più antico riguarda una presunta via Annia dell’Italia meridionale, della quale abbiamo due o forse tre diverse evidenze: la principale è costituita dal miliare con la cifra CCLX eretto dal pretore Tito Annio, databile nel II secolo a.C.. Fu rinvenuto nel 1953 in contrada Vaccarizzo presso Sant’Onofrio (Vibo Valentia)...</p>
<p>Una seconda via Annia è sicuramente documentata nella Venetia, subito ad ovest di Aquileia, da una serie di iscrizioni...</p>
<p>Di una terza via Annia, ritenuta dagli studiosi una strada vicinale del territorio falisco, abbiamo testimonianza a nord di Roma, presso Civita Castellana, da due iscrizioni, forse provenienti entrambe da Falerii Novi, i cui ruderi sono stati saccheggiati per secoli...<!--EndFragment--></p>
<p style="text-align: justify;">L’accresciuta potenza militare ed economica di Aquileia, e gli avanzati lavori della bonifica occidentale portarono la città ad essere collegata direttamente con il maggior sistema stradale romano tramite l’arrivo basso e costiero della nuova consolare Annia proveniente da Adria (Rovigo).<br />
Questa strada, fatta costruire dal Pretore o Console Tito Annio Rufo, negli anni 131 – 128 a.C., fu il naturale proseguimento ad est della via Popilia che si staccava presso Rimini dalla via Flaminia proveniente da Roma. Vengono perciò esclusi in quanto non trovano nessun riscontro archeologico e topografico i presunti ed antecedenti collegamenti costieri con Aquileia provenienti da ovest, accreditati ai Consoli Emilio Lepido del 175 a.C. (Via Emilia Altinate), e Tito Annio Lusco padre de Console Rufo del 153 a.C.<br />
<a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/cartina-via-annia1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1593" src="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/cartina-via-annia1-150x150.jpg" alt="cartina-via-annia" width="150" height="150" /></a>L’arrivo della consolare Annia ad Aquileia, causò la modifica del flusso del traffico viario in tutta l’area veneta, friulana ed isontina con la conseguente parziale scomparsa del tratto terminale della Postumia dopo Oderzo, in particolare molto del traffico di questa consolare proveniente dall’alta Italia venne orientato ed unito con quello basso della via Annia e dal centro Italia e quindi su Aquileia mediante il nuovo raccordo Oderzo - Concordia (Portogruaro) come appare negli antichi itinerari (Tavola K. Peutinger).<br />
Di conseguenza anche nel monfalconese, il traffico prese un’altra direzione, diminuendo sulla via Postumia, proveniente dal passo sull’Isonzo Villesse Cassegliano, ed aumentando notevolmente sulla nuova direttrice costiera Concordia - Aquileia - Monfalcone.</p>
<p style="text-align: justify;"><!--StartFragment--></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Bibliografia</em>:<br />
- <a href="http://www.quaderni.archeofriuli.net/wp-content/uploads/17_03_magnani.pdf" target="_blank">Viabilità e comunicazioni tra Italia settentrionale ed area alpina nell'antichità: tendenze e prospettive della ricerca</a>, Stefano Magnani, in "<em>Quaderni Friulani di Archeologia</em>" XVII/2007, pp. 23-43<br />
- Diego CENCIG. <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/Elementi-topografici-notevoli-sulle-vie-di-accesso-di-Aquileia-romana-e-sull-antica-viabilita-orientale-del-Friuli-Venezia-Giulia.pdf">Elementi topografici notevoli sulle vie di accesso di Aquileia romana e sull antica viabilita' orientale del Friuli Venezia Giulia</a><br />
Il raccordo stradale di Sevegliano dalla consolare Postumia a Monastero di Aquileia;<br />
Il nodo strdale di Terzo e la strada alta dei Ronchi;<br />
La via detta Gemina dalla porta settentrionale di Aquileia al ponte di Terzo;<br />
L'anno di nascita della consolare Annia, e la ricostruzione dell'intero sistema stradale monfalconese tra i fiumi Isonzo e Timavo, compreso il percorso terminale della consolare Postumia.<br />
<em>Fonte</em>: Star Light Editions 2018 - <a href="http://www.antiqva.org" target="_blank">www.antiqva.org</a> - <a href="info@antiqva.org" target="_blank">info@antiqva.org</a><br />
- Giovanni UGGERI, <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/La_nuova_via_Annia_da_Roma_ad_Aquileia.pdf">La_nuova_via_Annia_da_Roma_ad_Aquileia</a></p>
<p><!--StartFragment--></p>
<p><em>Leggi tutto nell'allegato</em>: <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/La_nuova_via_Annia_da_Roma_ad_Aquileia1.pdf">La_nuova_via_Annia_da_Roma_ad_Aquileia</a> di Giovanni UGGERI<em>,</em> in "<em>Rivista di Topografia Antica - XXII 2012</em>" Magio Congedo Editore.</p>
<p><em>Vedi anche</em>: - <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/Aquileia-terminale-della-via-Annia.pdf">Aquileia terminale della via Annia</a>, di Cristiano Tiussi<br />
- <a href="http://www.federarcheo.it/wp-content/uploads/Annia-e-romanizzazione-del-NE-05.2020.pdf">Annia e romanizzazione del NE, 05.2020</a>, di Antonio Martin</p>
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