CATANIA. Cippo sulla via "A termis – Catina" che collegava Catania con l’antica città di Etna-Inessa, l’odierna Motta Santa Anastasia.

catania 1Per poter correlare le notizie storiche più antiche riferite al sito di contrada Nunziatella bisogna partire dalle notizie fornite da Georg Walter nel 1625 e da Pietro Carrera nel 1639 in ordine al ritrovamento di un cippo di confine che ambedue collocano all’ingresso della chiesa in contrada Nunziatella, in funzione nel 1624; il predetto cippo di confine è oggi allocato nel cortile del Castello Ursino di Catania e ritratto nell'immagine.
Ecco come il Carrera descrive il ritrovamento del cippo di confine nei pressi della chiesa della Nunziatella: “Tre miglia lontano dalla Città per ponente nella contrada, che dicon Mezzo Campo, dirimpetto alla chiesa dell’Annunciatella si ritrova una Pietra di Mongibello alta di terra quattro palmi, e tre sottoterra, la cui maggior larghezza ha due palmi e mezzo. In quella faccia si legge a grandi lettere CONS, dall’altra parte in una riga a piccioli caratteri FINES, e in un’altra riga UR/, cioè, URBIS. Di sotto segue una linea, e appresso un’altra parola, che non si può leggere per esser disfatta la scrittura. Questa pietra, quasi diece anni sono, fu qui piantata dal Ministro di essa chiesa, ma ritrovata nell’entrata di quella, a pena per tre canne di distanza dal luogo, dove hora sta. Si dimostra esser posta nel tempo de’ Consoli Romani per terminare qualche gran differenza di confini, che all’hora fosse tra la città di Catania e altra (Etna); o più tosto tra la medesima, el publico del dominio romano [ager publicus; sc.].”
catania 2Il cippo di confine predetto, un Consularis, secondo il Carrera delimitava i territori dell’odierna Catania e della città di Etna-Inessa (l’odierna Motta Santa Anastasia). La presenza nel sito del predetto cippo “Consularis”, normalmente collocato lungo le strade romane, è fortemente indicativo della possibile presenza nelle immediate vicinanze della struttura del percorso del primo tratto della strada romana “A termis – Catina”; il primo tratto collegava l’odierna Catania con l’antica città di Etna-Inessa, l’odierna Motta Santa Anastasia. Anche Guido Libertini (che probabilmente indicò erroneamente la chiesa esplorata nel 1925 a Monte Po’ come la chiesa della Nunziatella, da cui dista circa 500 metri, trovandosi la chiesa della Nunziatella in territorio di Misterbianco e non di Catania) ritenne che la via a Termis-Catina passasse da quella zona, tra Monte Po e contrada Nunziatella: “[…] dalla lussureggiante vegetazione si estendono verso est, lungo l’erboso sentiero, fiancheggiato da olivi secolari, indicante l’antica strada che andava da Catania a Palermo [a Termis-Catina]. Essendo posto sul confine tra le due città, non è aprioristicamente escludibile che il cippo fosse posto nelle immediate vicinanze di una Mansiones Romana. Che nel sito di cui trattasi vi potesse essere un qualche insediamento in epoca romana (non necessariamente una Mansiones), possiamo desumerlo dalla testimonianza storica di Francesco Ferrara. Il Ferrara scrive della chiesa della Nunziatella, indicandola come la Chiesa di San Giovanni di Mezzocampo, riferendo di alcuni ritrovamenti archeologici “[…] sopra ben conservati sugelli di terracotta […] la 3. Anche sopra sugello rotondo in creta con due giri di lettere, e nel centro NES. Fu trovata nella chiesa della Nunziatella a poche miglia da Catania fra rovine di nobili edificij, ed acquistata dal canonico Roccaforte”.
La presenza del cippo, inoltre, collega il sito a Gaio Gracco ed alla commissione triunvirale “Tresviri Agris Dandis Adsignadis”, che: “[…]venne composta da Gaio Gracco, Appio Claudio e Licinio Crasso Muciano, e più tardi dopo la morte di Appio Claudio e di Licinio nel 130 a.C., da Gaio Gracco, Fulvio Gracco e Papirio Carbone, tutti e tre appartenenti al partito popolare di Roma. Essa portò a termine un enorme lavoro, attestato ancor oggi da cippi di confine che si ritrovano da un capo all’altro d’Italia”.
La chiesa della Nunziatella potrebbe essere stata inglobata all’interno di un Pagus, già esistente nel III secolo d.C., così come affermato da Carmelo Sciuto Patti. Lo Sciuto Patti, infatti, ci fornisce l’elencazione e la descrizione di alcuni dei più importanti paghi esistenti, a suo avviso, sul territorio dell’antica Katana, ovvero i Paghi del Monte Cardillo, di Monte Po’, di Nesima, delle Terre Forti, delle Erbe Bianche (o Bazzano), di Tiritì, ecc.; queste due ultime contrade, Bazzano e Tiritì, rientrano infatti in toto o in parte nel territorio dell’odierna Motta Santa Anastasia.
Circa l’epoca nella quale possiamo datare l’esistenza del “Pago di Monte Cardillo”, ovvero il III secolo d.C., è ancora lo Sciuto Patti che la indica: “Or da questo documento risulta evidente la esistenza nel terzo secolo, di diversi Paghi nelle vicinanze di Catania, e precisamente sulla falda meridionale dell’Etna, che sovrasta a quella città; come altresì che questi paghi si erano in molti e popolari, e tali d’arricchire una moltitudine di villici, come il sacro testo riferisce [Acta Mart. S. Agatae apud Bolland.]; come infine risulta indubitato l’essersi avverata in quel secolo, e precisamente intorno all’anno di grazia 253, una grande eruzione dell’Etna, che minacciò Catania e che invase e distrusse, al certo, taluno dei paghi allora esistenti nelle vicinanze di essa.”
La zona sottostante Monte Cardillo faceva parte delle cosiddette “Terre Forti di Catina”, zona a fortissima vocazione vinicola, la cui coltivazione è perdurata fino all’inizio del XX secolo. Per le dinamiche storiche che hanno caratterizzato l’organizzazione socio-economica ed il culto delle divinità protettrici di coloro che abitavano i “Paghi”, lo Sciuto Patti ritiene che nel Pago di Monte Cardillo si celebrasse il culto di Bacco, quale divinità protettrice. La quasi certa presenza di un Pago Romano nel sito della chiesa di Santa Maria della Nunciata (Maria SS. Annunziata), presenza documentata dai ritrovamenti archeologici documentati da Francesco Ferrara, non ci permette di escludere aprioristicamente che nel medesimo sito possa esservi stato un “Pakis” ellenico; atteso che non è raro il caso che sul sito di un’antico “Pakis“ ellenico, si sia, nel tempo, sovrapposto un qualche insediamento romano. Così Lucio Sciacca: “Quarantanni fa (1939), la piccola borgata di San Giorgio era tutta concentrata nella parte alta dello stradale omonimo, nelle cosiddette “Botteghelle“, come veniva allora indicato quel rione di casette, in gran parte rurali.
Non molto distante dalla città (dal Fortino, si e no, quattro chilometri), vi si giungeva attraverso via Palermo e via Fossa della Creta, poi si tirava a mancina e qui, in direzione di ponente, s’incontrava questo stradale di terra battuta e brecciolone che, incassato nelle prime colline delle Terreforti, menava al centro della borgata, esaurendosi quindi in un bivio, un braccio del quale, quello meridionale in forte pendenza, portava alle contrade di Cardinale e Cuba, l’altro a Nunziatella, in territorio di Misterbianco. Nell’area compresa in quella”.
Ugualmente esistono riscontri che collegano il territorio di contrada Nunziatella ai Templari: “[…] il Papa confermò a Guglielmo, Maestro dell’Ordine del Tempio in Sicilia, il possesso del tenimento chiamato Pantano Salso vicino Lentini ed una barca da pesca. Nella donazione del conte Rinaldo erano compresi terreni nella piana di Lentini, nonché diritti di pesca sul fiume omonimo. Il Papa concesse, inoltre, il privilegio di incanalare l’acqua del fiume per alimentare il “vivarium” (la peschiera) della Magione di S. Leonardo […] Da S. Leonardo dipendevano le terre, i beni, i diritti di pesca e possesso di acque situati tra il mar Ionio, il fiume grande Lentini, le terre appartenenti alla città di Catania, fino a Montealbo [l’antica Misterbianco]. Nel 1312 non tutti i beni templari siciliani passarono ai Giovanniti [Ordine Gerosolimitano], molti laici, ecclesiastici ed altri ordini religiosi se ne impadronirono. E’ certo, invece, che San Leonardo del Tempio di Lentini passò ai Giovanniti”.

Testo di Santi Maria Randazzo – santimariarandazzo@live.it
tratto da IL LUOGO DI MORTE E DI MUMMIFICAZIONE DEL RE DI SICILIA FEDERICO III NEL 1337, vedi l'intero studio, vai a >>>>

Immagini:
di due delle facce del cippo di confine trovato in contrada Nunziatella – da: Santi Maria Randazzo - Motta Santa Anastasia: dalle antiche origini fino alla prima metà del XV secolo - Catania 2012 - pp. 128-129 – consultabile sul sito academia.edu

 

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